Economia

Carta e imballaggi, costi aumentati del 35% da febbraio: «Serve un confronto con gli utilizzatori, a rischio l’intera filiera»

Carta e imballaggi, costi aumentati del 35% da febbraio: «Serve un confronto con gli utilizzatori, a rischio l’intera filiera»

Produrre carta costa sempre di più e con il prezzo del gas che viaggia vicino a quota 100 euro al megawattora, è l’intera filliera a risentirne. La dimensione dello choc emerge guardando agli aumenti accumulati nel corso dell’anno. Il kraftliner non sbiancato, un tipo di carta o cartoncino ad alta resistenza, composto in gran parte da fibre vergini di cellulosa, utilizzato negli imballaggi, ha registrato nell’Europa continentale rincari cumulati di 200 euro per tonnellata da inizio 2026. Sul fronte energetico, il prezzo del gas è passato dai circa 30 euro/MWh di febbraio a oltre 80 euro/MWh. 

Il caro energia incide direttamente sugli impianti di stampa e trasformazione e, a monte, sulla produzione delle materie prime. Ai maggiori costi di carta e cartone si aggiungono quelli dei trasporti, degli altri materiali e del lavoro.  «Le nostre imprese stanno affrontando aumenti che non siamo più in grado di assorbire, serve un intervento sui costi energetici da parte del governo», sottolinea Carlo Montedoro, presidente di Assografici, l’associazione di categoria che rappresenta le imprese grafiche, cartotecniche e della trasformazione di carta e cartone. «Chiediamo agli utilizzatori un confronto che consenta di adeguare le condizioni di fornitura. Preservare l’equilibrio economico dei produttori significa garantire anche ai clienti continuità, qualità e affidabilità. È nell’interesse comune evitare che questa situazione si traduca in una perdita di capacità produttiva», evidenzia.

Montedoro evidenzia che a causa dei rincari il 44% delle cartiere italiane rischiano di dover ricorrere alla cassa integrazione nel secondo semestre del 2026. «Se si ferma una cartiera, sono a rischio 20 aziende di trasformazione. Questo significa che l’intera filiera degli imballaggi rischia di fermarsi», avverte il presidente di Assografici. Nella stampa e nel packaging il costo della materia prima pesa dal 35% al 45% ed è aumentato almeno del 30%, spiega l’associazione. L’energia elettrica pesa per il 10% ed è aumentata del 40%, mentre il prezzo del gas incide sul 5% dei costi di produzione ed è aumentato del 100%. A questo si aggiungono i costi dei trasporti che pesano per un ulteriore 6% e sono aumentati del 20%. Assografici, facendo una media, stima che complessivamente i costi di produzione e trasporto sono aumentati tra il 25% e il 35% da febbraio, quando è iniziata la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. 

I blocchi dei trasporti delle scorse settimane hanno contribuito a rendere ancora più critica la situazione. «Attendevamo delle partite di carta che sono arrivate in ritardo e questo ha comportato anche ritardi delle consegne e ulteriori perdite», spiega Montedoro. «Tutto questo mentre le imprese stanno affrontando un accumulo di rincari dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran che mette a rischio la sostenibilità economica della produzione».

Il presidente di Assografici ricorda che dalla filiera della carta e grafica dipende la produzione di libri e materiali per l’informazione ma anche la produzione e disponibilità di imballaggi necessari per conservare, proteggere e commercializzare alimenti, farmaci e beni industriali.  «Per la stampa e il packaging, occorre riconoscere sia il peso dell’energia nei processi produttivi sia gli effetti dei rincari sulle materie prime acquistate», prosegue Montedoro. Il settore chiede che in Manovra ci siano degli interventi a sostegno della filiera come misure immediate per ridurre il costo del gas e garantire forniture competitive alle imprese energivore, ma anche un bonus carta esteso agli editori librari, con particolare attenzione all’editoria scolastica.

27 ott 2026 | 10:10

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