La prudenza resta il baricentro delle scelte dei risparmiatori italiani. La volatilità dei mercati ha orientato la raccolta del risparmio gestito verso strumenti percepiti come più stabili e capaci di accompagnare l’ingresso sui mercati senza concentrare il rischio in un unico momento.
Obbligazionari, monetari e soluzioni a esposizione graduale raccontano un’industria che intercetta il bisogno di protezione, mentre sullo sfondo resta il nodo più importante: trasformare la liquidità delle famiglie in investimenti di lungo periodo, utili anche a finanziare l’economia reale. I dati di Assogestioni mostrano un’industria con patrimonio superiore a 2.580 miliardi di euro e una raccolta netta 2026 positiva, sostenuta soprattutto dai fondi aperti.
All’interno di questo perimetro, gli obbligazionari registrano flussi positivi, mentre i monetari attraggono risorse da chi preferisce mantenere una quota di portafoglio facilmente liquidabile.
Azionari, bilanciati e flessibili risentono invece di un atteggiamento più selettivo, coerente con una fase in cui molti investitori cercano rendimento e controllo del rischio. «Le oscillazioni dei mercati non hanno cambiato in modo significativo il comportamento dei risparmiatori — osserva Simone Bini Smaghi, vice direttore generale di Arca Fondi Sgr —. Anche la nostra raccolta sta crescendo e a un ritmo superiore rispetto a quello dell’industria. La domanda si sta concentrando soprattutto su strumenti focalizzati sul reddito fisso e sulle soluzioni che consentono di aumentare gradualmente l’esposizione ai mercati. È chiaro che gli investitori stanno cercando di coniugare prudenza, diversificazione e qualità della gestione».
Ma bisogna evitare che la prudenza si trasformi in immobilismo, avverte Bini Smaghi. L’Italia dispone di una quota elevata di risparmio parcheggiata sui conti correnti: una scelta rassicurante nelle fasi di incertezza, ma destinata nel tempo a erodere il potere d’acquisto.
Da qui l’esigenza di costruire percorsi di investimento graduali, così da avvicinarsi a portafogli più equilibrati senza aumentare bruscamente il rischio. «In questa direzione si collocano i piani di accumulo e i fondi step in, in cui la componente più rischiosa cresce progressivamente, attraverso un meccanismo incorporato nel fondo, fino a raggiungere un equilibrio tra azioni e obbligazioni», fa notare Bini Smaghi.
La logica è ridurre il rischio di entrare sui mercati in un momento sfavorevole e favorire una diversificazione coerente con un orizzonte di medio-lungo periodo. «In Italia c’è molta liquidità che dovrebbe essere indirizzata verso investimenti ben diversificati, anche azionari — prosegue Bini Smaghi —. Per riuscirci servono educazione finanziaria, consulenza e strumenti adatti alle diverse esigenze dei clienti. Con un’inflazione che ha ripreso a salire, la liquidità immobilizzata nei conti correnti perde progressivamente potere d’acquisto. Per questo è importante aiutare le famiglie a investire con maggiore consapevolezza e indirizzare una parte del risparmio verso l’economia reale».
Un ruolo rilevante può arrivare dai Piani individuali di risparmio. I Pir consentono di indirizzare una parte del patrimonio verso le imprese italiane, beneficiando al tempo stesso delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa.
Nel mercato la domanda si sta concentrando soprattutto su soluzioni coerenti con l’attuale ricerca di prudenza, come i prodotti obbligazionari a scadenza e con flussi cedolari, capaci di collegare il bisogno di stabilità dei risparmiatori al finanziamento del sistema produttivo. «I Pir stanno mostrando una buona dinamica — conclude Bini Smaghi —. L’innovazione di prodotto, anche nel comparto obbligazionario, permette di rispondere ai bisogni dei risparmiatori e di sostenere allo stesso tempo l’economia reale. È su questa capacità di coniugare tutela del patrimonio e sviluppo del sistema produttivo che si giocherà l’evoluzione del risparmio gestito».
6 lug 2026 | 15:43