Politica

Lucio Corsi: 'Con le canzoni bisogna ribaltare il mondo'

Lucio Corsi: 'Con le canzoni bisogna ribaltare il mondo'

Uno studio vintage dove si dice siano passati Chet Baker e Dizzy Gillespie, a pochi passi dal bar Doria, dove il cantautore rivelazione di 'Volevo essere un duro' ha presentato dal vivo in anteprima, in una prova aperta annunciata la mattina per la sera, il nuovo singolo 'Napoleone Buonanotte'.
    E' qui, a Milano, che Lucio Corsi ha scelto di parlare dei progetti presenti e futuri, a partire dalle prove aperte che precederanno la tournée che farà tappa il 27 novembre al Mandela Forum di Firenze, il 5 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma e l'11 dicembre all'Unipol Forum di Milano. "Abbiamo pensato alle prove aperte per arrivare rodati ai palazzetti e perché i bar sono il luogo dove lavora il 90% dei musicisti, e vanno onorati tanto quanto un palasport. Abbiamo suonato per anni in contesti del genere e va fatto ancora". Un modo per continuare a rimanere autentici, dopo il successo di Sanremo e dell'Eurovision: "Mi sembra importante, ma mi sento anche fortunato di essere stato sempre circondato dai ragazzi con cui sono cresciuto: mi tengono e ci teniamo a vicenda con i piedi per terra". L'unica cosa che è cambiata - racconta Lucio - "è questo studio che abbiamo preso a maggio: finalmente abbiamo un covo nostro dove registrare e scrivere, uno studio di jazz aperto negli anni '70 che mi fa venire voglia di suonare". E non solo: "abbiamo lavorato per metterlo a posto, abbiamo fatto un po' i falegnami, abbiamo costruito il battiscopa, il tavolo". E' qui che è nato 'Napoleone buonanotte', con protagonista un "Napoleone decadente e glam rock", che fa da preludio a un nuovo album: "mi prenderò il tempo necessario per avere un disco intero - dice ancora il 33enne di Grosseto - del quale essere soddisfatto, senza dover per forza farsi vedere ad ogni modo". Di pezzi pronti c'è anche 'Figurati un po'', "che devo registrare ma che già propongo dal vivo, come ho sempre fatto fin da ragazzino". In questo momento, non c'è spazio per Sanremo: "ora no, devo stare dietro a queste cose, e poi servono una canzone giusta e un momento adatto per il festival. Va fatto con criterio, altrimenti meglio non farlo". Un'autenticità che nasce anche dai "tanti tour sgangherati che mi hanno insegnato a tenere salde le cose importanti, che sono le canzoni, e a essere se stessi fino in fondo sul palcoscenico". "Sgangherato" sarà anche il prossimo tour, come sgangherata è la chitarra con i buchi che Lucio mostra con orgoglio: "a forza di plettrate suona un po' meno, però - scherza - suona ancora. Uno la cambierebbe, invece no, perché è un attestato di tanti concerti". Live frequentati da giovani come quelli che in queste settimane stanno riempiendo le piazze: "è bellissimo - commenta - vedere tutti questi giovani in piazza, è un bel segno per il futuro". La rivoluzione, per Lucio, sta anche in una canzone: "Nelle canzoni, secondo me - spiega - è bene guardare fuori dalla finestra e reinventarsi il mondo, è fondamentale riscriverlo, ribaltarlo, quando nelle canzoni viene descritto quello che vedi fuori dalla finestra è uno spreco di carta, di dischi e di spazi nei computer e nelle orecchie. Il mondo va cambiato quando lo canti, con l'immaginazione: abituandoti a usarla incontri delle cose diverse da te, fai l'abitudine ad avere un rapporto con queste cose e non ne hai più timore". "E' il non uso dell'immaginazione - riflette il cantautore - che porta a grandi casini e a grandi problemi: penso che tante delle persone che gestiscono il mondo abbiano una forte difficoltà a usare l'immaginazione, altrimenti non avrebbero così tante paure". Mentre "i ragazzi in piazza, che lottano pacificamente per il loro futuro, sono già - conclude - musica per gli occhi".
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Potresti esserti perso