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Mbappé e la doppietta alla Svezia: sempre più decisivo nella Francia che sogna il titolo

Mbappé e la doppietta alla Svezia: sempre più decisivo nella Francia che sogna il titolo

In questo Mondiale si gioca tutto, anche se non ha ancora ventotto anni. E ieri notte ha fatto capire di essere pronto a tutto. Kylian Mbappé è un ragazzino in confronto a Messi, Ronaldo, Modric, Neymar, al loro ultimo Mondiale. Però nessuno come lui è arrivato qui in America con la stessa feroce determinazione. E contro la Svezia l’ha dimostrato, con due gol fantastici, uno annullato sul filo del fuorigioco, un palo, una prestazione fantastica, e un abbraccio a Didier Deschamps, anche per consolarlo della morte della madre (in Francia ha destato scandalo la lugubre vignetta di Charlie Hebdo in cui il ct sollevava l’urna cineraria di “maman” come se fosse la Coppa).

Mbappé è forse oggi il numero uno del calcio mondiale, e non solo per i trentun milioni di euro del suo ingaggio, raddoppiati dai diritti d’immagine. Però in questi due anni non si è rivelato decisivo, se non al contrario. Ha lasciato il Paris Saint-Germain, nonostante le insistenze di Macron, per andare a vincere la Champions con il Real Madrid; e il Psg senza di lui ha vinto le sue prime due Champions, mentre il Real ha smesso di vincerla. Uno smacco insopportabile per uno come lui. Nel frattempo il nuovo astro del Psg e del calcio francese è il suo migliore amico, Ousmane Dembelé, che conosce da quando aveva tredici anni (Mbappé è più giovane di diciotto mesi); e soltanto lui, Kylian, può sapere quanto questo lo renda felice, e quanto stimoli in lui una sana rivalità. Nel frattempo qui in America ha già segnato tre doppiette, contro la tripletta di Dembelé (ieri in ombra); così, tanto per tenersi in esercizio.

Nel pomeriggio di New York, nella notte italiana, Mbappé si giocava il suo futuro contro gli svedesi. Li ha schiantati, grazie anche alla classe di Olise e agli inserimenti di Barcola. Il Mondiale è ancora lungo, la Francia rischia facilmente di sbilanciarsi in avanti, ma la sua velocità è spettacolare. Starà a Deschamps trovare l’equilibrio tra punte scatenate e centrocampisti a rischio di essere lasciati soli, a cominciare dal povero Adrien Rabiot.
Mbappé è pronto a sacrificarsi. Anche ieri sera ha ripetuto che non conta lui, conta solo la Francia. In Russia si rivelò a vent’anni, con una rapidità che non si vedeva dai tempi di Pelè. Quando giocava al suo fianco nel Psg, Neymar per farlo arrabbiare diceva che era soprattutto veloce, anzi “rapido”. Rapido nello slang brasiliano indica un tipo vistoso, il peggio delle favelas; per Mbappé, orgoglioso figlio della banlieue, un’offesa. Sempre per farlo arrabbiare, Neymar sosteneva che Kylian fosse identico a Donatello, una delle tartarughe Ninja. Un altro brasiliano del Psg, Dani Alves, durante il Mondiale del 2018 chiuse il cerchio twittando: “Donatelo tá rápido”, letteralmente “Donatello è veloce”, in realtà “Mbappé è un burino”. Lui ci rimase malissimo. Poi vinse il Mondiale.

In Qatar l’abbiamo lasciato piangente sul campo della finale, in cui aveva segnato una tripletta ma perso la Coppa. Macron tentava invano di abbracciarlo e consolarlo, al limite dello stalking. In tribuna c’era a sostenerlo un signore nero con l’accredito da commentatore della tv congolese: era Wilfried Mbappé, il padre. Gli feci qualche domanda: parlava del figlio con grande orgoglio, si seccò legittimamente solo quando gli chiesi se fossero vere le voci sulla storia d’amore con Ines Rau, la modella trans. «Mio figlio non ha vita fuori dal campo» disse invece la madre Fayza; e in effetti Kylian è molto riservato, anche se di recente i fotografi l’hanno colto in Sardegna con l’attrice spagnola Ester Exposito.

Wilfried Mbappé viene dal Camerun, era il dirigente della squadra di calcio di Bondy, la cittadina a Est di Parigi dove Kylian è nato. Sua madre è algerina e giocava a pallamano. Lui è figlio di due immigrazioni, quella africana e quella araba, ma si sente profondamente francese. Per questo durante gli Europei di due anni fa non ha esitato a fare quello che i calciatori non fanno mai: prendere una posizione politica, oltretutto a sinistra. Si è espresso contro il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, che forse anche in seguito al suo appello ha perso le elezioni legislative; due giorni dopo però pure la Francia ha perso la semifinale europea, battuta dalla Spagna in rimonta, 1-2. Mbappé è stato preso di mira dalla destra estrema, e anche per quello se n’è andato a Madrid a cuor leggero. Senza però riuscire in questi due anni a dare il meglio di sé.

Tra la destra sovranista francese e la Nazionale c’è sempre stato qualche problema. Già Jean-Marie Le Pen ai Mondiali vinti nel ’98 accusò la squadra di non cantare la Marsigliese (in effetti il kanako Karembeu rifiutava di intonare l’inno). Si parlò di squadra “blanc black beur”, bianca nera e araba. Ora sua figlia Marine si dichiara agnostica – «il calcio non mi interessa, guardo solo semifinali e finali» -, ma il suo alleato Eric Zemmour, sostenitore della remigrazione, si riconosce nella polemica contro la «squadra africana». Mettere a tacere tutto questo e portare avanti la squadra del suo Paese, anche per evitare che diventi un altro Paese. Questo conta per Kylian Mbappé. Anche perché andare avanti può voler dire avvicinare il record di Messi: 19 gol segnati ai Mondiali. Lui da stanotte è già a 18; e il futuro gli appartiene.

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