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McKennie e Douglas Luiz, la Juventus vince a Lecce e Spalletti respira

McKennie e Douglas Luiz, la Juventus vince a Lecce e Spalletti respira

DAL NOSTRO INVIATO
UDINE — Era una di quelle partite da motto della casa, vincere è l’unica cosa che conta: e così ha fatto la Juve a Lecce, con un primo tempo solido e mai così essenziale — 67 per cento di possesso palla, rischi azzerati e, soprattutto, due tiri in porta e due gol — e una ripresa con il braccino, abbassando il baricentro e cedendo il pallino (salentini con il 53 per cento di possesso). «Non lo so se dormirò, se penso al secondo tempo mi risveglio subito», riassume con ironia Luciano Spalletti alla fine.

Però, ha invertito la rotta, visto che la Juve arrivava in Puglia da una vittoria nelle ultime quattro sfide e, in campionato, complice la sosta per le nazionali, non razziava tre punti da 35 giorni. Stavolta c’è riuscita confermando l’assetto uscito dal referendum dello spogliatoio — «hanno parlato di quel che ci voleva di più e dal punto di vista tattico abbiamo modificato qualcosa» — ovvero l’antico 3-5-2: «Abbiamo più solidità — spiega ancora l’allenatore bianconero — ma così si escludono un po’ le punte esterne, che spesso ci hanno fatto del bene».

In effetti, sarà curioso vedere dove potranno essere sistemati sul prato quelli del lungo menù che conta esterni d’attacco e trequartisti, da Conceição a Zhegrova (anche ieri, zero minuti), da Alajbegovic (dentro nel recupero) a Yildiz, quando tornerà. Però, «siamo contenti del nuovo sistema, anche se nella ripresa abbiamo fatto passi indietro».

Nel primo tempo ha acceso la luce Douglas Luiz, cui il Lecce ha concesso una sciagurata libertà di movimento e, quindi, visuale. Anche se poi il vantaggio è venuto fuori da una furbata, tra lui e Koop, che hanno mascherato benissimo lo schema su punizione, fintando, per poi servire (il brasiliano) un dolce pallone per la ricezione di McKennie, l’incursore ritrovato. «Douglas ha la leggerezza del piedino — aggiunge Lucio — perché ci vuole piede per mettere la palla dietro la linea difensiva, sulla punizione».

A tratti ha funzionato pure la catena di destra, tra il texano e Kalulu, anche se nel raddoppio c’entra sempre Douglas Luiz, stavolta in proprio: tiro radente, su tocco di Gatti, dal limite. Prima partita in carriera con gol e assist (dopo 261 partite in Europa).

Passato l’intervallo, Di Francesco ha aggiustato l’assetto, dal 4-3-3 al 3-4-3, e, più che altro, Madama deve aver visto vecchi fantasmi: a tratti, grande confusione sulla pressione pugliese, anche se al dunque i pericoli non sono stati enormi.

«Abbiamo giocato un primo tempo molto serio, da squadra di rango, solida, che voleva subito vincere la partita — ribadisce ancora Spalletti — ma nel secondo ci siamo riabbassati e perso palloni». Pure per le truppe avanzate (si fa per dire): Woltemade ne teneva poche, Kolo Muani zero.

Morale: «Siamo stati un po’ timidi». Ostaggi di dubbi amletici: «Perché quelle pallettine un po’ timide? E poi, il contrasto lo faccio o no? In due minuti si possono prendere due gol».

Al solito, le vittorie cementano i gruppi: «Vincere era cruciale e sono molto felice per Spalletti», commenta Douglas Luiz. Lucio ringrazia, ma pensa agli altri: «Le partite le devono vincere per la Juve, per loro e per i tifosi: quella dello stadio non è una cornice, ma una parte del quadro». Mercoledì, nel covo del Genoa, la classifica impone una replica.

25 ottobre 2026, 20:01 - Aggiornata il 25 ottobre 2026 , 21:55

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