Economia

Banche, il segnale in controtendenza dagli Usa: gli utili ci sono ancora, ma la crescita rallenta

Banche, il segnale in controtendenza dagli Usa: gli utili ci sono ancora, ma la crescita rallenta

«Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve… Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto». Lo diceva Napoleone Bonaparte, esprimendo una visione fin troppo bellicosa che presenta alcune verità anche oggi. Con il rialzo dei tassi, specialmente, visto il peso che stanno assumendo alcuni istituti nei singoli Paesi. Sia in Europa che negli Stati Uniti.
La stagione delle trimestrali della corporate America, ad esempio, è entrata nel vivo e, come da tradizione, sono state le grandi banche statunitensi ad aprire le danze. Le big bank hanno in maggioranza sorpreso in positivo, ma non sono mancate le delusioni. Goldman Sachs, guidata da David Solomon e Morgan Stanley, diretta da Ted Pick, hanno presentato i conti più convincenti, mentre Citigroup ha confermato i progressi nel percorso di ristrutturazione. Più contrastanti i risultati di JPMorgan e Wells Fargo, mentre Bank of America ha risentito sia della debolezza di alcune attività che delle recenti criticità regolamentari.
Anche nell’investment banking il quadro è differenziato. Goldman ha mostrato una buona capacità di esecuzione, mentre presso altri istituti alcune operazioni sono state rinviate. 

Se si vuole trovare un filo conduttore questo è rappresentato dall’Ai. Nel corso del 2026 le banche d’affari hanno incassato commissioni importanti su operazioni legate all’intelligenza artificiale, come l’Ipo di SpaceX e l’offerta di azioni di Sk Hynix. «Goldman e Morgan Stanley sono inoltre in prima fila nella prossima quotazione di Anthropic. Ancora più rilevante dei ricavi diretti da queste operazioni è stato l’effetto del trading sull’AI, soprattutto azionario, con ricavi in fortissima crescita tra cash, derivati e prime brokerage» ha detto a Milano Finanza Edoardo Proverbio, responsabile investimenti di Decalia.
Un altro elemento comune è l’aumento dei margini nel wealth management. Una tendenza che proseguirà? «Ritengo di sì, se i mercati azionari reggeranno i livelli attuali» ha aggiunto Proverbio.
Il wealth management ha inoltre beneficiato della ricchezza creata dalle grandi Ipo, con in prima fila SpaceX.
Le quotazioni trasformano in liquidità le partecipazioni azionarie di dipendenti e fondatori, e quella liquidità confluisce nelle reti di consulenza. Per Proverbio, Morgan Stanley è l’esempio più chiaro. Nel secondo trimestre poco più della metà dei suoi 148 miliardi di nuovi asset netti era legata alle Ipo di società clienti del canale Workplace, dedicato ai piani azionari per i dipendenti. Nel terzo trimestre il wealth management ha registrato ricavi record di 9,1 miliardi, grazie a commissioni di gestione robuste e a un margine di interesse in crescita.
Ci sono però anche dei rischi. Il punto centrale è trasformare la crescita dei patrimoni in redditività sostenibile. Le trimestrali di JP Morgan, Citigroup e BoFA hanno confermato la resilienza dell’economia Usa, nonostante gli elevati tassi d’interesse. «Un’espansione che testimonia la tenuta della domanda di credito da parte di famiglie e imprese, coerentemente con un’economia che continua a beneficiare di consumi robusti e investimenti aziendali sostenuti», ha commentato Gianni Piazzoli, ceo di Vontobel wealth management. Ancora più importante è la qualità di questa crescita. Piazzoli ha fatto notare che non emergono segnali di deterioramento generalizzato del credito: JP Morgan ha registrato una riduzione del 19% degli accantonamenti a sofferenza sui prestiti, Citigroup ha presentato perdite inferiori alle attese e BoFA ha confermato un miglioramento della qualità degli attivi. Fin qui i risultati trimestrali, ma guardando ai fondamentali quali banche hanno maggiori potenzialità di rialzo a Wall Street?
Proverbio è positivo su JPMorgan: redditività ai vertici del settore, solidità patrimoniale e una guidance sul margine di interesse in rialzo. Insieme a Morgan Stanley è tra gli istituti ai primi posti per qualità del modello industriale. La prima beneficia di una diversificazione difficilmente replicabile, mentre la seconda ha costruito una componente significativa di ricavi ricorrenti attraverso il wealth management. Si tratta però di caratteristiche apparentemente già ampiamente riconosciute dal mercato.

«I dati principali sono apparsi complessivamente piuttosto solidi», ha detto Wolf von Rotberg, equity strategist di J. Safra Sarasin. A eccezione di Bank of America e JPMorgan tutte le altre banche hanno registrato utili trimestrali superiori alle aspettative di consenso. La crescita annua dell’utile per azione (Eps) del settore finanziario statunitense è balzata così del 6,3%, a fronte di una previsione negativa. Questo risultato, tuttavia, è in larga misura riconducibile alle revisioni al ribasso delle stime sugli utili effettuate prima delle trimestrali. Su base sequenziale, l’Eps del settore finanziario è diminuito rispetto al secondo trimestre. Analizzando i dati su base annua, è ormai evidente che la crescita degli utili sta rallentando. I ricavi da trading Ficc hanno registrato un calo generalizzato, ad eccezione di Citi. L’aumento della volatilità sui mercati obbligazionari e l’ampliamento degli spread spiegano in larga misura questo deterioramento, mentre i ricavi da trading azionario sono cresciuti presso tutte le principali banche. Le stesse dinamiche spiegano la flessione dei ricavi da Dcm (Debt capital markets) di Citi, BofA e Morgan Stanley che hanno registrato un rallentamento dell’attività di emissione di debito. Tutto bene? Sì, ma in una fase di postdemocrazia il peso delle banche sta aumentando e, come suggeriva Napoleone, sarebbe opportuno prestare maggiore attenzione.

27 ott 2026 | 18:03

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