Hypatia, una piccola pietra scura di origine extraterrestre, rinvenuta nel deserto egiziano, potrebbe conservare tracce di materiali risalenti agli albori del Sistema Solare o a un periodo precedente la sua formazione, e raccontarne una storia inattesa. E' quanto emerge dallo studio sul campione, che porta il nome della matematica, astronoma e filosofa greca a capo della scuola neoplatonica di Alessandria nel IV Secolo d.C. La ricerca è pubblicata sulla rivista Space Science Reviews da Luca Bindi, dell'Università di Firenze, anche presidente del consiglio scientifico della Fondazione Parsec, e Marco Morelli, del Museo italiano di Scienze planetarie - Fondazione Parsec e associato dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, assieme a Marco A.G. Andreoli della University of the Witwatersrand (Sudafrica).
Dalla ricerca è emerso che Hypatia ha caratteristiche difficili da ricondurre ai gruppi di meteoriti conosciute: è composta prevalentemente da carbonio, è quasi priva di silicati (i minerali più abbondanti nella crosta terrestre) e presenta una struttura ricca di diamante. "Hypatia - si legge nell'articolo - rappresenta un caso di studio unico e rivoluzionario in cosmochimica, che mette in discussione le ipotesi fondamentali sulla natura e la diversità dei materiali solidi nel Sistema solare primordiale".
Ricostruendo e valutando le evidenze mineralogiche, chimiche e isotopiche disponibili per confrontare le diverse ipotesi sulla sua origine, l'interpretazione proposta dai ricercatori è che Hypatia si sia formata dall'aggregazione di polveri eterogenee, in larga parte di origine interstellare, nelle prime fasi del Sistema solare. Successivi impatti tra corpi solidi protoplanetari in formazione avrebbero trasformato parte del carbonio in diamante, senza cancellare del tutto le differenze conservate al suo interno.
Si tratta, osservano gli autori della ricerca, di un modello scientifico che cerca di spiegare l'insieme delle osservazioni, ma la storia precisa della pietra resta oggetto di ricerca.
"Il caso di Hypatia - osservano i ricercatori - suggerisce che i materiali da cui si è formato il Sistema solare fossero assai diversi rispetto a quanto è possibile ricavare dallo studio delle meteoriti arrivate fino a noi. Aggregati ricchi di carbonio e fragili potrebbero essere stati più diffusi in passato, ma proprio la loro fragilità sarebbe alla base della minore possibilità di conservarsi".
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