Economia

Vittorio Moretti: «Cresco, non vendo ed esporto di più». Così parlò Bellavista

Vittorio Moretti: «Cresco, non vendo ed esporto di più». Così parlò Bellavista

Forse l’immagine che rappresenta meglio il carattere di Vittorio Moretti è quella di lui che a nove anni, nel cantiere del padre, raddrizzava i chiodi. Quell’attitudine a raddrizzare il destino non lo ha mai abbandonato anche quando, ventenne, ha deciso di mettersi in proprio mettendo a frutto la gavetta e il diploma di perito edile.
«Non c’era tempo da perdere — ricorda Moretti sorridendo —. Ho iniziato con i debiti ma ero convinto che in breve sarei riuscito a raddrizzare anche i conti. E in effetti è andata così, in breve avevo una ditta e lavoravo a pieno regime proprio qui in Franciacorta».Siamo in presenza di una delle figure più emblematiche e poliedriche dell’imprenditoria italiana contemporanea e l’edilizia da sola non poteva bastargli. E così, nel 1977, intuendo il potenziale allora inespresso delle colline di Erbusco, Moretti fonda la cantina Bellavista. «Per essere sinceri — precisa — tutto inizia da una passione personale e un desiderio di “evasione” dalla routine lavorativa. Ero innamorato di questo territorio e cercavo il posto giusto dove costruire la mia casa: mi propongono di acquistare terreni su una collina rinomata per la sua posizione straordinaria. È stato un colpo di fulmine: un posto ideale dove produrre il mio vino. Da questa splendida veduta prende il nome la cantina Bellavista».
Moretti inizia a produrre vino con l’idea di destinarlo solo al consumo proprio e degli amici più cari, ma è dall’incontro con Mattia Vezzola che nasce la storia di successo di Bellavista. «Quando siglavo un affare, portavo sempre una mia bottiglia per brindare. Ogni volta c’era questo giovane enologo che metteva in evidenza tutti i difetti del mio vino. Visto che a me piacciono le sfide, all’ennesima critica, ho deciso di assumerlo. E per 40 anni abbiamo lavorato insieme creando il Bellavista che oggi tutti conoscono. Dal 2020 un altro incontro importante per la nostra famiglia ha aperto una nuova fase: quello con Richard Geoffroy, già chef de cave di Dom Pérignon. Insieme a mia figlia Francesca, enologa, ha dato una nuova direzione a Bellavista, rinnovandone lo stile in chiave contemporanea con attenzione alla sostenibilità e all’evoluzione del clima».

Sin dagli anni Ottanta Moretti decide che il suo spumante deve poter competere a testa alta con i migliori champagne francesi: grazie a una «precisione maniacale» ereditata dal mondo delle costruzioni e all’introduzione di tecniche d’avanguardia quel traguardo è diventato realtà, passando attraverso delle vere «invenzioni» come il Satèn. «Volevamo valorizzare lo chardonnay in purezza creando una bollicina elegante, caratterizzata da una minore pressione in bottiglia. All’epoca, questa tipologia di vino “morbido” veniva chiamato Crémant. Ma i francesi dello champagne avevano vietato ogni terminologia che rievocasse i loro vini. Quindi bisognava creare un altro nome: così abbiamo inventato e registrato il marchio “Satèn” (giocando sull’assonanza con il tessuto della seta)». Si tratta di un prodotto che rappresenta oggi una produzione di nicchia e di alto pregio per la cantina Bellavista la cui produzione si attesta intorno a 1,5 milioni di bottiglie all’anno, ma il Satèn mantiene un forte impatto sul valore del marchio.
Oggi il mondo enologico si interroga se valga la pena ancora produrre grandi quantità, considerato che a livello globale cala il consumo del vino. «Per me non ci sono dubbi: bisogna produrre di meno ed elevare la qualità al massimo. Da questo punto di vista anche la natura contribuisce: il clima sta diventando estremo e non consentirà enormi volumi. Ha più senso diversificare: per questo mi arrabbio quando qualcuno fa circolare voci false sulla nostra volontà di vendere Contadi Castaldi che invece rappresenta una realtà importante per noi. Voci che nascono chiaramente dall’interesse più volte manifestato da fondi e altri gruppi per un’azienda solida, con un potenziale di crescita sempre maggiore, ma che per noi rappresenta una realtà importante e resterà a far parte della nostra offerta ora e in futuro».

Nel 2025 della sola cantina Bellavista ha fatto registrare un fatturato di 32,8 milioni. Il piano strategico della holding Terra Moretti prevede 44 milioni di investimenti nei prossimi sette anni. Oggi Bellavista destina all’estero circa il 18% della propria produzione. C’è spazio per crescere ancora? «Certamente. Una buona base sulla quale costruire. Credo però che il potenziale internazionale di Bellavista sia ancora in larga parte da sviluppare. Tra i nostri principali mercati ci sono Svizzera, Belgio, Germania, Giappone e Stati Uniti. Vogliamo rafforzare queste presenze con un lavoro continuativo, al quale abbiamo destinato investimenti importanti nel piano dei prossimi anni. Ma il nostro interesse si estende anche ad altre aree, Giappone su tutti. Stiamo sviluppando ulteriormente il Brasile, il Messico e, più in generale, l’America Latina».
Con Bellavista è stato precursore nel capire l’importanza del turismo enologico di alto livello grazie alla creazione di Albereta (Relais&Chateaux accanto alla cantina). Il gruppo dopo l’acquisizione di Sella &Mosca vanta un presidio anche in Sardegna dove si potrebbe ripetere il fenomeno già sperimentato in Franciacorta e in Toscana (con la cantina di Petra). «Quando siamo arrivati a Sella & Mosca abbiamo voluto riaprire la tenuta alle persone, facendo dell’accoglienza una parte del progetto. Abbiamo aperto Casa Villamarina, un agriturismo che oggi conta 16 camere, che intendiamo far crescere. La piazza del borgo si anima di turisti che arrivano da Italia ed estero, ma anche di sardi che finalmente possono riappropriarsi della loro cantina. Pensi che per questo impegno mi è stata conferita la cittadinanza onoraria di Alghero, un riconoscimento al quale tengo molto perché mi fa sentire parte di questa comunità. E la Sardegna ha sostenuto anche la mia candidatura a Cavaliere del Lavoro: ne sono grato». Bellavista vedrà mai un progetto no o law alcol? «Il no-alcol resta fuori dai progetti di Bellavista. Stiamo invece facendo sperimentazioni sul tema low-alcol a Sella & Mosca, dove microclima favorevole e caratteristiche del territorio consentono di ottenere in modo naturale gradazioni più contenute, preservando l’identità dei vini.».

27 ottobre 2026, 08:36 - Aggiornata il 27 ottobre 2026 , 08:36

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