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Torino-Como 1-3: Ramon, Nico Paz e Baturina nel finale rimontano i granata

Torino-Como 1-3: Ramon, Nico Paz e Baturina nel finale rimontano i granata

È stata una grande partita, tirata e combattuta (non fatevi fregare dal risultato), che il Toro ha ben giocato, e condotto, per oltre 70 minuti e che il Como, come spesso succede alle grandi squadre — e il Como da tempo lo è — s’è preso nei dieci minuti finali, legittimando un possesso palla dittatoriale (72 per cento). Sotto da metà primo tempo, la squadra di Fabregas ha impattato e sorpassato con due zuccate volanti a centro area (di Ramon e Paz) e sigillato il 3-1 con Baturina, che è passato all’incasso per un pasticcio di Vlasic, unica gaffe in una serata di notevole tecnica e sostanza.
A lungo s’è visto un Toro solidale (quando si difendeva) e verticale (quando ripartiva), soprattutto in un primo tempo da farci una videocassetta, nonostante l’avvio con brivido: touchdown lariano subito annullato per fuorigioco. 

Due minuti più tardi, grande transizione granata — sarà il marchio di fabbrica — dal recupero di Fitz-Jim, uno in moto perpetuo, allo slalom finale di Belghali, arrivato senza angolo di tiro e, quindi, con la botta addosso a Sanchez. Segue replay: intercetto e tiro di Vlasic (deviato). Come si dice, il gol è nell’aria: lo griffa Adams, innescato in area da un’azione da urlo di Fitz-Jim, sempre lui. Palla rubata a Ramon sul settore sinistro, lungo il limite corto dell’area, slalom speciale, doppio finta e assist. Pandemonio.

Lì, al Como non era bastato il solito possesso enciclopedico (68 per cento alla pausa), pure perché quasi mai era riuscito a concretizzare: zero da Nico Paz, briciole dagli altri. Al contrario, nella prima metà il Toro era stato esteticamente essenziale (ed efficace) nelle trame offensive: per rendere l’idea, i granata erano stati più pericolosi (tre tiri in porta a due), sfruttando una presenza in zona pericolo quasi al pari degli avversari (16 tocchi in area il Como, 11 il Toro). 

Nonostante lo squilibrio nel possesso e, quindi, delle chance. Detto delle transizioni, Abate aveva preparato bene la fase di non possesso, partendo con un 3-5-2 ad assetto molto variabile ma, soprattutto, corto e compatto. Arretrando in un 5-3-2 che faceva densità in mezzo e rompeva le linee, levando alla lavagna di Cesc l’uso dei mezzi spazi e della zona di rifinitura: di solito, le armi del delitto. Seguirà copione della ripresa: Como in versione assedio e Toro di ripartenze (e un paio di paratissime di Sanchez). Poi la banda Cesc, in quei 10 minuti on fire.

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