Il Consiglio dei ministri si riunirà mercoledì 28 ottobre 2026 per l'approvazione formale della manovra. Secondo le anticipazioni diffuse dal vertice di maggioranza e dal documento programmatico di bilancio, la manovra vale complessivamente 23,5 miliardi di euro.
La manovra di bilancio per il 2027 conterrà alcune misure fiscali a favore dei giovani. Su questo sono tutti d’accordo nella maggioranza, anche se il dettaglio dei provvedimenti potrà variare fino all’ultimo momento (il Consiglio dei ministri per approvare il disegno di legge di Bilancio è convocato per oggi alle 15) in funzione di come verranno distribuite le risorse tra i vari capitoli della manovra. L’ipotesi prevede una flat tax del 5% per i neoassunti fino a 35 anni con contratto stabile fino a 30-35mila euro, accompagnata da una super deduzione fino al 140% per le aziende che assumono under 35. Ma ci sono anche delle varianti, come una no tax area più ampia per i giovani under 25.
In arrivo anche aiuti sul fronte della sanità per gli anziani con più di 75 anni e a basso reddito (soglia Isee da definire). La manovra di bilancio potrebbe prevedere che chi ha questi requisiti abbia diritto a una card sanitaria da 300-500 euro (anche qui le cifre sono cambiate in continuazione durante la messa a punto dei provvedimenti) con la quale pagare prestazioni non fornite dal servizio sanitario nazionale, come le spese per il dentista, determinate protesi, esami e visite non coperti, ticket vari. A parte questo intervento, non ci sarebbe, secondo fonti di maggioranza, nessun aumento del Fondo sanitario nazionale oltre il miliardo di euro già previsto per il prossimo anno.
L’Irpef è il tormentone della manovra. Fino a qualche settimana fa governo e maggioranza assicuravano che sarebbe finalmente arrivato il taglio delle tasse sul ceto medio, attraverso l’aumento del secondo scaglione dell’Irpef (quello con aliquota del 33%) fino a 60 mila euro di imponibile (contro i 50 mila attuali), con risparmi d’imposta fino a mille euro l’anno. Ma con un costo per lo Stato di 2,7 miliardi annui. Troppi, visti i vincoli di bilancio. E così la promessa è stata prima accantonata e poi in parte ripescata. Alla fine, se ci sarà il taglio dell’Irpef, avverrà con l’aumento del secondo scaglione fino a 55 mila euro. E i risparmi si dimezzerebbero.